Il sito aziendale non porta contatti? 7 aspetti da controllare
Siti web · Redazione Ethinova · · 4 min di lettura
Succede spesso: il sito è online da anni, è curato graficamente, qualcuno lo visita, ma le richieste di contatto sono poche o nessuna. Prima di rifarlo da zero conviene capire dove si interrompe il percorso del visitatore.
Ecco sette aspetti da controllare, in ordine. Molti si verificano in un’ora, senza strumenti particolari.
Prima distinzione: visite e contatti non sono la stessa cosa
Un sito può avere molte visite e pochi contatti, o poche visite ma molto qualificate. Il numero di visitatori dice quante persone sono arrivate; il numero di richieste inviate con successo dice quante hanno trovato un motivo e un modo per scrivervi. Sono due problemi diversi, con soluzioni diverse.
1. Arrivano le persone giuste?
Guardate da quali ricerche e pagine arrivano i visitatori. Se il traffico entra soprattutto da un vecchio articolo su un tema lontano dai vostri servizi, o cerca il vostro nome dopo avervi già conosciuto, non state intercettando chi ha un problema da risolvere. Il primo intervento allora riguarda i contenuti, non il modulo di contatto.
2. In cinque secondi si capisce cosa fate e per chi?
La parte alta della home deve rispondere a tre domande: cosa fate, per chi e qual è il primo passo. Frasi generiche come “soluzioni innovative per la tua azienda” non aiutano nessuno a riconoscersi.
Esempio di riscrittura (illustrativo). Prima: “Eccellenza e innovazione al servizio del cliente”. Dopo: “Impianti elettrici per capannoni e negozi in Brianza. Sopralluogo e preventivo su richiesta”.
La seconda versione è meno elegante, ma chi ha quel bisogno capisce subito di essere nel posto giusto.
3. Ogni servizio importante ha una sua pagina?
Una sola pagina “Servizi” con un elenco puntato costringe il visitatore a immaginare il resto. Una pagina per ciascun servizio principale, che parte dal problema del cliente, spiega come lavorate, cosa è incluso e come chiedere informazioni, è più utile per le persone e più comprensibile anche per i motori di ricerca.
Collegate tra loro le pagine in modo sensato: da un articolo al servizio pertinente, dal servizio alla pagina contatti. È un aspetto semplice e spesso trascurato.
4. Le prove sono reali o dichiarate come esempi?
Chi deve scegliere un fornitore cerca segnali di affidabilità: lavori realizzati, foto, descrizioni dei progetti, recensioni. Usate solo materiale reale e autorizzato. Se mostrate esempi o simulazioni, dichiaratelo chiaramente: una prova inventata, se scoperta, costa più di una prova mancante.
Anche informazioni concrete aiutano: indirizzo, telefono, nomi delle persone, un’idea dei costi o del modo in cui vengono definiti.
5. Da telefono funziona tutto, modulo compreso?
Aprite il sito dal vostro smartphone e provate a contattarvi. Controllate che i testi siano leggibili senza ingrandire, che i pulsanti siano facili da toccare e che il numero di telefono sia cliccabile. Poi compilate il modulo: quanti campi sono obbligatori? Arriva davvero la notifica? Il messaggio di conferma è chiaro?
Un modulo con dieci campi obbligatori o che fallisce senza spiegare l’errore perde richieste in silenzio.
6. L’invito all’azione è specifico?
“Contattaci” è un invito debole perché non dice cosa succede dopo. Inviti più specifici funzionano meglio quando sono veri: “Richiedi un sopralluogo”, “Descrivi il tuo progetto”, “Prenota una chiamata di 20 minuti”. Ripetete lo stesso invito nei punti in cui il visitatore ha appena letto qualcosa di convincente, senza riempire la pagina di pulsanti diversi.
7. State misurando le richieste davvero inviate?
Contare i clic sul pulsante “Invia” non basta: un clic può finire in un errore. La misura utile è la richiesta salvata o ricevuta con successo. Se usate strumenti di analisi o pubblicità, configurateli in modo che registrino questo evento e solo dopo che il visitatore ha dato il consenso ai cookie di misurazione.
Con un dato affidabile potete capire quali pagine e quali canali portano richieste, invece di basarvi sulle sensazioni.
Una nota sui motori di ricerca e sulle risposte generate dall’AI
Nella sua documentazione sulle funzionalità AI nella Ricerca, Google indica che per comparire valgono le stesse buone pratiche SEO di base: contenuti utili e di qualità, pagine accessibili ai crawler e collegamenti interni chiari. Non esistono ottimizzazioni speciali che garantiscano la presenza in queste risposte.
Checklist rapida
- Le ricerche che portano visite sono legate ai vostri servizi.
- La home dice cosa fate, per chi e qual è il primo passo.
- Ogni servizio principale ha una pagina dedicata e collegata.
- Prove ed esempi sono reali o dichiarati come illustrativi.
- Sito e modulo funzionano bene da smartphone.
- L’invito all’azione dice cosa succede dopo.
- Misurate le richieste inviate con successo, rispettando il consenso.
Se volete un parere esterno, trovate come lavoriamo sui siti web e landing page oppure potete raccontarci la vostra situazione.
Fonti
- Google Search Central — Funzionalità AI e il tuo sito web — Indicazioni ufficiali: le pratiche SEO fondamentali restano valide; nessun requisito aggiuntivo specifico.